Le cause della crisi
Le ragioni di un conflitto permanente che valgono per il resto del Sudan si sono sommate alla lotta per l'acqua e per le aree verdi mentre il deserto cominciava ad avanzare e strappare terreno al pascolo e all’agricoltura.
Il Darfur, terra di confine tra la sabbia del grande deserto del Sahara e le foreste africane, ha rappresentato per secoli una tappa obbligata per le carovane di commercianti, di pastori e di pellegrini che dall’Africa occidentale e dalle sponde atlantiche volevano raggiungere le coste orientali e da lì imbarcarsi per la penisola arabica. La ricchezza della valle del Nilo ha inoltre da sempre reso il Sudan terra di migrazioni e invasioni. Nei secoli chi è arrivato su queste terre, è andato a mescolarsi con chi c’era prima, ad assorbirsi nel tessuto delle popolazioni autoctone, generando una diversità di etnie dove la fede musulmana o il colore della pelle, finirono per non bastare più come elementi caratterizzanti. Con il tempo è andato a mancare nella regione, un fattore unificante che potesse essere in grado di superare le profonde diversità linguistiche, religiose, culturali e tribali che dividevano i popoli che lo abitavano. Con una popolazione completamente, o quasi, musulmana, è possibile oggi affermare che le differenze in Darfur sono principalmente tribali, più che religiose. Anche la stessa differenza tra africani e arabi, con cui spesso viene semplificata la contrapposizione in corso nella regione, non è in fondo corretta. Qui, le ragioni di un conflitto permanente che valgono per il resto del Sudan si sono sommate alla lotta per le aree verdi, che col passare degli anni e l’avanzare della desertificazione sono andate sempre più restringendosi, mentre il grande deserto del Sahara cominciava ad avanzare e strappare terreno al pascolo e all’agricoltura. Intanto la regione ha conosciuto un boom demografico senza precedenti, che in vent’anni ha visto il numero della popolazione quasi decuplicare. Le tensioni per i pascoli e per le fonti d’acqua si sono dunque via via inevitabilmente moltiplicate. Terra di frontiera
Il Sudan non è soltanto il più grande paese del continente africano, ma è anche la frontiera tra il mondo arabo e l’Africa nera. Dal giorno della loro indipendenza nel 1957, le popolazioni del Sudan hanno conosciuto solo dieci anni di pace. Il Paese è stato regolarmente scosso da conflitti più o meno gravi e lunghi. Proprio sulla grande distanza tra il governo centrale arabo e islamico di Khartum e le periferie sudanesi popolate da numerose etnie nere africane, hanno preso sempre più vigore negli anni le variabili economiche, politiche e religiose finendo per creare i presupposti per uno sviluppo cronico del conflitto. Solitamente in Darfur vengono indicate col termine ‘arabi’ quelle popolazioni nere nomadi, dedite alla pastorizia e di lingua araba, che per secoli hanno condiviso, in modo più o meno pacifico, spazi e terre con le popolazioni ‘afro’ (come: i Fur, i Zaghawa, i Massalit ed una decina di altri gruppi minori) dedite invece all’agricoltura, che affondano le loro rivendicazioni su queste terre nella storia e nei sultanati indipendenti che per secoli si avvicendarono al potere, ultimo proprio quello dei Fur (la parola: Dar-fur vuol dire pr
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