giovedì 25 marzo 2010

Le cause della crisi

Le cause della crisi

Le ragioni di un conflitto permanente che valgono per il resto del Sudan si sono sommate alla lotta per l'acqua e per le aree verdi mentre il deserto cominciava ad avanzare e strappare terreno al pascolo e all’agricoltura.


Il Darfur, terra di confine tra la sabbia del grande deserto del Sahara e le foreste africane, ha rappresentato per secoli una tappa obbligata per le carovane di commercianti, di pastori e di pellegrini che dall’Africa occidentale e dalle sponde atlantiche volevano raggiungere le coste orientali e da lì imbarcarsi per la penisola arabica. La ricchezza della valle del Nilo ha inoltre da sempre reso il Sudan terra di migrazioni e invasioni. Nei secoli chi è arrivato su queste terre, è andato a mescolarsi con chi c’era prima, ad assorbirsi nel tessuto delle popolazioni autoctone, generando una diversità di etnie dove la fede musulmana o il colore della pelle, finirono per non bastare più come elementi caratterizzanti. Con il tempo è andato a mancare nella regione, un fattore unificante che potesse essere in grado di superare le profonde diversità linguistiche, religiose, culturali e tribali che dividevano i popoli che lo  abitavano. Con una popolazione completamente, o quasi, musulmana, è possibile oggi affermare che le differenze in Darfur sono principalmente tribali, più che religiose. Anche la stessa differenza tra africani e arabi, con cui spesso viene semplificata la contrapposizione in corso nella regione, non è in fondo corretta. Qui, le ragioni di un conflitto permanente che valgono per il resto del Sudan si sono sommate alla lotta per le aree verdi, che col passare degli anni e l’avanzare della desertificazione sono andate sempre più restringendosi, mentre il grande deserto del Sahara cominciava ad avanzare e strappare terreno al pascolo e all’agricoltura. Intanto la regione ha conosciuto un boom demografico senza precedenti, che in vent’anni ha visto il numero della popolazione quasi decuplicare. Le tensioni per i pascoli e per le fonti d’acqua si sono dunque via via inevitabilmente moltiplicate.

Terra di frontiera
Il Sudan non è soltanto il più grande paese del continente africano, ma è anche la frontiera tra il mondo arabo e l’Africa nera. Dal giorno della loro indipendenza nel 1957, le popolazioni del Sudan hanno conosciuto solo dieci anni di pace. Il Paese è stato regolarmente scosso da conflitti più o meno gravi e lunghi. Proprio sulla grande distanza tra il governo centrale arabo e islamico di Khartum e le periferie sudanesi popolate da numerose etnie nere africane, hanno preso sempre più vigore negli anni le variabili economiche, politiche e religiose finendo per creare i presupposti per uno sviluppo cronico del conflitto. Solitamente in Darfur vengono indicate col termine ‘arabi’ quelle popolazioni nere nomadi, dedite alla pastorizia e di lingua araba, che per secoli hanno condiviso, in modo più o meno pacifico, spazi e terre con le popolazioni ‘afro’ (come: i Fur, i Zaghawa, i Massalit ed una decina di altri gruppi minori) dedite invece all’agricoltura, che affondano le loro rivendicazioni su queste terre nella storia e nei sultanati indipendenti che per secoli si avvicendarono al potere, ultimo proprio quello dei Fur (la parola: Dar-fur vuol dire pr

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